martedì 26 ottobre 2010

SEMPRE C’è QUALCUNO


Per due volte e mentre lavoravo sul computer, mi ha distratto uno strano rumore dal balcone,  tale come se la tenda da sole in modo ondeggiante batteva su qualcosa metallica.


Senza muovermi da dove stavo, guardo in dietro sul giardino  ed osservo con attenzione i puntini dei rami degli abeti che, come sempre, mi fascina guardarli e con vera stranezza vedo che erano immobili, cosa che mi ha fatto pensare che fuori, non c’era vento alcuno.
Fu  allora la mia curiosità che mi obbligò a lasciare il computer,  soltanto per fare un’ispezione sul posto,  ma non ho visto nulla, niente si moveva, tutto era silenzioso.


Ritornai pensieroso alla testiera, perché ero davvero sicuro di avere ascoltato un rumore, sebbene nessuno è libero di immaginare cose che mai succedono, soprattutto quando si arriva dopo i cinquanta.


Passarono soltanto cinque minuti, quando il rumore ritorna a ripetersi e senza dubbio corro al balcone e scopro una colombina terraiola acciuffata tra il vetro del  finestrone scorrevole e una rete metallica di maglia a quadri grandi nell’interno, messa soltanto per proteggere i bambini un po’ birichini.
     
Sono bastati soltanto dei pochi secondi per trovare la soluzione al dramma e senza trattare di toccare l’uccello e nascondendomi per evitare che lei nella sua disperazione si facesse male, ho preso il finestrone dal punto più lontano e lo apri in maniera molto delicata , lasciando al piccione in fronte al cielo aperto.


Lei, si prese  un tempo abbastanza lungo, soltanto per convincersi della mancanza del vetro che la acciuffava e come per magia, la colombina era li, in fronte allo spazio infinito, pronta alla propria liberta. Ha fatto un piccolo salto e se ne andò volando, come se niente fosse successo.
 A chi di noi non è capitato, che di fronte ad un problema grave che dopo finisce felicemente,  abbiamo detto ¡ho avuto buona fortuna !,
ma, come è capitato con la colomba, non ci rendiamo conto che sempre c’è qualcuno che ci sta aiutando , sempre c’è qualcuno che ci sta volendo bene , sempre c’è qualcuno che ci sta curando.
Santiago, Ott. 2010

 

venerdì 1 ottobre 2010

IL MENDICO


Di solito lo vedo seduto sopra lo stesso grosso blocco di pietra.  Non so se lui saprà,  che quel pezzo di muro appartenne all’antico  Penitenziario Nazionale, ma questo a lui sembra importarle poco,  perché sempre lo si vede parlando con il suo inseparabile e spettinato cane che lo ascolta, come se lui capisse tutto cosa le dice ed essendo questo piccolo animale una vittima in più  della indigenza, si differenza di tutti gli altri cani del elegante quartiere,  perché non ha né catene né collare e nemmeno soffre il male di indifferenza e di solitudine che subisce il suo padrone.

A chi non è mai capitato di sentire il desiderio e il bisogno di conoscere le vicende della gente che vediamo tutti i giorni, cosi come  la signora col bambino che prende l’autobus alle otto in punto, il giovanotto con barba incipiente con gli abiti da medico nel braccio, la ragazza con lo zaino sulla schiena  e tanti altri che tutto il tempo possiamo incontrare alla stessa ora, pero che per educazione, meglio è  ignorarli, per prudenza meglio è non guardarli e per sicurezza meglio è non parlarli.

Oggi, ho voluto spaccare tutte le regole dell'urbanità stradale e mi sono fermato in fronte a lui e dopo d’un lungo silenzio e guardandolo fissamente le ho detto: ma,  perché oggi in vece di parlare con il suo cucciolo stai scrivendo su questo piccolo libretto?
Ci sono cose che non posso dire al cane e quelle io le devo scrivere sul librettino. mi disse,  e continuando:
ho voluto parlarle alla gente che passa per qua, ma tutti vanno in fretta, nessuno ha tempo per niente, tutto il mondo va di corsa e vedendolo a lei che mi guardava insistentemente, ho pensato che forse potrei dargli qualcosa e allungando il braccio mi raggiunse quel piccolo librettino sporco e strappato che giusto finiva di scrivere

Guardandomi con attenzione, come se studiasse tutti i miei gesti e con i suoi occhi nascosti tra le sue palpebre un po’ cadute, mi disse:  prendilo,  oggi non ho bisogno di soldi né di cibo, soltanto ho bisogno di raccontare la mia istoria e sapevo che qualque volta avrei incontrato qualcuno come lei, con tempo e generosità per leggerlo.

Quello del tempo io lo capisco, ma della generosità, me lo spieghi per favore?
 Bisogna essere umile, ma sopratutto generoso per interessarsi della vita degli altri, continuò a dirmi.
Prese il cane e mentre si allontanava,  mi domandò. E lei, come si chiama?
Nacho, li dissi, e se n’andò.
Gia non se lo vede piu nel parco, né a lui, manco il cane.
Sempre  lo ricorderò perché mai credevo che un mendico mi potesse dare una lezione cosi grande a cambio di niente.
Santiago
Settembre 2010

mercoledì 22 settembre 2010

GUARDANDO PER LA FINESTRA

Per fortuna e da molto tempo,  io abito in un appartamento che ha molte finestre, ognuna di queste ha un panorama diverso,  in modo che, quando ho bisogno di guardare fuori, non prendo qualsiasi, soltanto scelgo quella che sta d’accordo all’umore che ho,  giusto in quel  momento.
Per esempio, se io  mi trovo triste, guardo alla vecchietta dell’ottavo piano annaffiando le piante perché mi riconforta vedere come lei cura con gioia  i suoi gerani.
Invece,  quando sono contento, guardo i bambini giocando in piano terra senza importarmi sentirli gridare.
In diversa maniera, quando mi sento sereno o ricordando certe cose,  apro una delle  finestre ed ascolto il piano forte del mio vicino musicista che suona a Brahms ed a Shubert meravigliosamente.
Per fortuna,  ho diverse finestre dove poter guardare, benché,  c'è ne una che non l’aprirò mai ed è quella di fronte a me.
Poco tempo fa, mi sono messo a fare un aereo di carta, in modo come fanno i bambini nella scuola ed al gettarlo per la finestra il vento lo ha  fatto atterrare nella stanza della vicina di fronte a me.  Questo ha portato come conseguenza che subito dopo, la signora che guardava cosa facevo mi ha detto: ehh ! sei un uomo maturo per fare questi scherzi, io sto parlando sul serio!
E da quel giorno ho perso la voglia di guardare per questa finestra e quello che è peggio,  il ragazzino che abita in giù,  mai saprà perché non li cadono più  questi giocattoli dal cielo.

Compito: fare un racconto “cosa si vede dalla finestra”, corso D.A: 2V
Titolo: “Guardando Per La Finestra”
Autore: Santiago Da Re, 8 aprile 2009

INTRODUZIONE ALLA LETTURA DEI RACCONTI

Il racconto è un genere letterario fascinante, perché il lettore ansioso investe poco tempo per leggerlo e in quel lasso,  la sfida è scoprire in questo grande indovinello le sottili tracce lasciate per l’autore.
Di solito,  finisce in maniera repentina, drammaticamente,  con cui, a volte dobbiamo leggerlo ripetutamente fino a che in certo punto, lascia in libertà  il mistero che portava nascosto.
Dunque, mi raccomando leggerli molto piano, con calma, prestando attenzione ai piccoli dettagli dalla prima riga fino l’ultima, perché un racconto buono e come un bicchiere di buon vino o un bacio d’amore, più lentamente si prendono, meglio si può apprezzare i contenuti, in modo che, se lei legge un racconto e arrivando al finale non si trova nessun senso, è perché il racconto è scadente o lei deve leggerlo una volta in più.
Un racconto, in certa misura, potrà emozionarlo, difficilmente le farà alzare le spalle e meno ancora,  quando lei scopra la bellezza di questo meraviglioso genere.

A presto, Santiago 

giovedì 9 settembre 2010

RACCONTO SULL'INTERNET

Nacho è un uomo maturo, e benché ha due belle figlie, cinque nipotini e alcuni amici, si sente un po’ solo. Marina fu sua moglie, fino alla sua morte, qualche tempo fa. Le sue abitudini, a volte diventano monotone e noiose; la palestra, fare shopping, i lavori domestici, i clienti, i corsi e le lunghe passeggiate per Via Santa Fé, finiscono per stancarlo e quando ciò accade, cerca riposo nella sua poltrona preferita ascoltando musica, whisky in mano.
Non molto tempo fa, leggendo un libro nell’El-Ateneo, trova un amico dell’università, e parlando di cose banali, si accorge che anche lui è già pensionato. Marco, che sembrava molto giovanile, l’informa che il segreto del suo benessere è il suo computer, più precisamente l’Internet perché a causa di essa, ogni settimana raggiunge un colloquio, e sempre con una donna diversa, dato che, si mette in uno dei siti di incontri sociali “on line” veramente meraviglioso.
Marco che è una persona dinamica e veramente entusiasta, tanto per “reggere il moccolo”*, raccomanda Nacho approfittare di questa tecnologia, che come sempre, ne sono pensate per i consumatori giovani , ma, che eppure può essere usate per le persone maggiori con grande successo.
Nacho senza ancora sapere di cosa si tratta, fa tutto come gli ha detto il suo amico e si sottoscrive a questo sito avviandosi alla grande ricerca. Tradito dal suo comportamento matematico, inizia a studiare centinaia ed centinaia di profili femminili e con la capacità di uno statistico, alla fine, trova la candidata che migliore potrebbe adattarsi alle sue preferenze.
E stato il primo e il più semplice messaggio per mettere in andamento la navetta che fa la puntata iniziale nell’intricato tessuto “dell’amore virtuale”.
Mentre la coppia “faceva il chat ” sotto uno pseudonimo che nascondeva la propria identità, il rapporto fu molto affettuoso, a punto che, tutte e due non potevano passare un giorno senza scriversi, senza dirsi le cose più belle. Dopo di tante parole, l’imperioso bisogno di un incontro si sentiva a fior di pelle, all’estremo tale che Nacho impazzito scrive:
"Cris32, voglio vederti, non posso più vivere senza di te. Nacho".
Questa fu l'ultima lettera che scrisse Nacho, per questo ha ricevuto la seguente risposta:
"Nacho, mi dispiace, davvero tu capirai perché, il nostro rapporto non è più possibile. Marina.”
Autore: Santiago Da Re,
17 maggio 2010


*Reggere il moccolo: Il signore usciva di notte x andare alla ricerca di amore furtivi, aveva la necessità di un lume che gli rischiarasse il cammino.... E ogni signorotto aveva il proprio servo a fargli luce, cioè a reggere una candela. Reggere il moccolo. Favorire a qn a fare l’amore, favorire a qn. Ascoltare la canzone: Roma non fa’ la stupida stasera..Nino Manfredi/Mina.

sabato 4 settembre 2010

LETTERA AD UN AMICO

Carissimo amico:
Tu non puoi immaginare quanto mi sento in colpa, perché mai ti ho scritto in tutto questo tempo, ma, per queste cose della vita, ormai sono ritornato alla “ scuola elementare “ ed ogni volta che rientro a casa mia ricordo quel tempo, giusto quando tu mi aspettavi con ansia per giocare ore ed ore.
Giocavamo infaticabilmente, nonostante sempre sono stato arrabbiato con te, perché mai avete condiviso con me quella palla di gomma rossa a righe bianche. Ricordo anche, l’infinita gioia che ho sentito al rivederti quando sei tornato a casa, dopo che sei andato via senza salutarmi, forse, con amici del quartiere


Oggi nella scuola, mi hanno chiesto il compito di scrivere una lettera ad un amico e ho sentito l’incontenibile desiderio di scriverti e nonostante lo faccio in lingua italiana, io so che a te questo non fa niente, perché noi sempre ci siamo capiti bene. Qualche anno fa, mia madre mi ha mostrato una piccola fotografia scolorita, nella quale si può vedere mio zio con schiuma nel viso e con un rasoio nella sua mano, mio padre spettinato, mia madre ridendo, io seduto in un piccolo passeggino; e TU, come sempre accanto a me, con la lingua fuori, le orecchie ritte, la coda un po’ sfumata perché è movendosi e forse stai facendo festa a me, Ciaooo Lobo!!!!
Santiago
compito: lettera a un amico ..
corso: DA 2VELOC5
12 aprile 2009

venerdì 3 settembre 2010

TEMPO E AFFETTI

                    Nacho, durante la maggior parte della sua vita è stato uno studioso che voleva mettere in pratica tutto ciò che imparava, perché tutto lo voleva fare con le proprie mani, tutto lo voleva sperimentare da se stesso. Villa, un amico che noi abbiamo in comune, mi disse che Nacho in questo punto aveva un fissato, perché se lui avesse voluto scrivere una lettera, sicuramente prima avrebbe prodotto la carta e fabbricato la matita.

In uno di questi abituali colloqui che ho fatto con Nacho, mi ha detto che la vita non è così breve come sembra, se il protagonista prende il tempo per fare l'inventario di tutto ciò che ha accumulato nel sentiero della sua vita e secondo lui, questi ammucchi di cose non fanno altro che rinchiudere due concetti apparentemente diversi, ma equivalenti fra loro, come lo sono massa ed energia nella fisica, benché in questo caso, lui ha scoperto una similitudine tra due dimensioni astratte chiamate "tempo" e "affetti", due parole, che Nacho usa come sinonimi.

Ricordo anche che mi ha detto, che se si volesse conoscere il cammino percorso da una persona, un metodo è quello di scrutare la sua biblioteca in confronto con le sue opere, perché ha osservato persone che hanno letto molto e non hanno fatto nulla e invece altre che hanno letto poco pero hanno fatto molto, ma sempre guardando con profonda ammirazione a quelli che hanno fatto qualcosa creativa, originale.

In altre occasioni, e sempre facendo riferimento alla loro biblioteca, mi disse che è uno di quei posti dove si concentra la maggior parte degli affetti, perché testimoniano la storia di qualsiasi persona e come consigliano i migliori biografi, non dovrebbero essere presi in considerazione i titoli stampati sul dorso dei libri o il tipo di rilegatura, soltanto basta guardare nel loro interno, di esplorare gli sgorbi lasciati con note marginali, quelli che si mettono a chiarire il testo "per la prossima volta " o quelli che con non poca arroganza del lettore segnalano “un errore da parte dell'autore”, vedere il colore delle pagine "ossidate" a causa di essere guardate tante volte, od osservare le righe sottolineate che davano speranza di progresso, ansia di sapienza, emozione di capire qualcosa che era stato studiato e perché no, letti soltanto per il piacere della fantasia o le nostalgie delle lacrime.
Ora devo fermare queste testimonianze, perché suona il campanello e sento che qualcuno mi dice al citofono:
Signor Nacho Sartori ? , sono il segretario Cazzoli della Scuola Tecnica , siamo venuti a prendere i libri e tutte le cose che Lei ha donato.


Santiago V. Da Re, 17 luglio 2010