venerdì 1 ottobre 2010

IL MENDICO


Di solito lo vedo seduto sopra lo stesso grosso blocco di pietra.  Non so se lui saprà,  che quel pezzo di muro appartenne all’antico  Penitenziario Nazionale, ma questo a lui sembra importarle poco,  perché sempre lo si vede parlando con il suo inseparabile e spettinato cane che lo ascolta, come se lui capisse tutto cosa le dice ed essendo questo piccolo animale una vittima in più  della indigenza, si differenza di tutti gli altri cani del elegante quartiere,  perché non ha né catene né collare e nemmeno soffre il male di indifferenza e di solitudine che subisce il suo padrone.

A chi non è mai capitato di sentire il desiderio e il bisogno di conoscere le vicende della gente che vediamo tutti i giorni, cosi come  la signora col bambino che prende l’autobus alle otto in punto, il giovanotto con barba incipiente con gli abiti da medico nel braccio, la ragazza con lo zaino sulla schiena  e tanti altri che tutto il tempo possiamo incontrare alla stessa ora, pero che per educazione, meglio è  ignorarli, per prudenza meglio è non guardarli e per sicurezza meglio è non parlarli.

Oggi, ho voluto spaccare tutte le regole dell'urbanità stradale e mi sono fermato in fronte a lui e dopo d’un lungo silenzio e guardandolo fissamente le ho detto: ma,  perché oggi in vece di parlare con il suo cucciolo stai scrivendo su questo piccolo libretto?
Ci sono cose che non posso dire al cane e quelle io le devo scrivere sul librettino. mi disse,  e continuando:
ho voluto parlarle alla gente che passa per qua, ma tutti vanno in fretta, nessuno ha tempo per niente, tutto il mondo va di corsa e vedendolo a lei che mi guardava insistentemente, ho pensato che forse potrei dargli qualcosa e allungando il braccio mi raggiunse quel piccolo librettino sporco e strappato che giusto finiva di scrivere

Guardandomi con attenzione, come se studiasse tutti i miei gesti e con i suoi occhi nascosti tra le sue palpebre un po’ cadute, mi disse:  prendilo,  oggi non ho bisogno di soldi né di cibo, soltanto ho bisogno di raccontare la mia istoria e sapevo che qualque volta avrei incontrato qualcuno come lei, con tempo e generosità per leggerlo.

Quello del tempo io lo capisco, ma della generosità, me lo spieghi per favore?
 Bisogna essere umile, ma sopratutto generoso per interessarsi della vita degli altri, continuò a dirmi.
Prese il cane e mentre si allontanava,  mi domandò. E lei, come si chiama?
Nacho, li dissi, e se n’andò.
Gia non se lo vede piu nel parco, né a lui, manco il cane.
Sempre  lo ricorderò perché mai credevo che un mendico mi potesse dare una lezione cosi grande a cambio di niente.
Santiago
Settembre 2010

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