giovedì 18 luglio 2013


GRAZIE
 
 
 
                   Qualche tempo fa, ho scoperto una meravigliosa favola. Quando l’ho letta per prima volta, sono rimasto perplesso, perché ho pensato che l’autore l’aveva scritta soltanto per me.

Mi sono immaginato guardando il mare, vedendo che le onde mi portavano una lettera in bottiglia e quando cominciavo a leggerla, la prima riga diceva: “Caro Santiago:”

Non sarebbe sorprendente un fatto cosi?

Per uno scrittore dilettante, che di tanto in tanto racconta storie in uno scarso italiano, è una sfida non esenta di conseguenze.

Certamente, la maggior parte dei commenti e lode da quelli che hanno seguito le mie pubblicazioni sono da amici e parenti, che lontano di osservare la formalità del linguaggio, si hanno concentrato nelle riflessioni del discorso e loro contenuto sentimentale.

Anche, sapendo che tra questi cari lettori ci sono professionisti della lingua del Dante, ho notato che loro non mi hanno mai sottolineato neanche un errore grammaticale e quest’atteggiamento mi ha attirato fortemente l’attenzione.

Nell’insieme delle varie cause di questo comportamento, la mia sciocca ignoranza ha interpretato il silenzio degli eruditi come una approvazione; “se si sente soltanto applausi e nessuno mi ha segnalato al meno un errore, allora, è tutto a posto, mi dissi, incoraggiandomi”.

In questi ultimi anni, ho pubblicato parecchie storie in “spagnitaliano”, Oggi gli scrivo con molto meno errori che prima e con l’intima convinzione che non potrò mai scrivere come un italiano nativo, ma, con la gioia di aver potuto “saltare il fosso”.

 

La rana sorda.

Due rane mentre viaggiavano attraverso la foresta caddero in un fosso e quando le altre rane videro quanto profonda era la buca, affacciandosi al bordo, cominciarono a dire loro che non ce l’avrebbero mai fatta a risalire.

Una delle due, dopo aver tentato di uscire a grandi salti, si rassegnò, e dando per certa la predizione delle compagne, si lasciò andare e morì. La seconda invece continuava a saltare più in alto che poteva.

Le altre rane ricominciarono a urlare di smettere di lottare invano e di lasciarsi morire. Proprio allora la rana raccolse tutte le sue energie e riuscì a fare quel salto che la portò fuori dal fosso.

Quando le compagne le chiesero come avesse fatto a non arrendersi, lei spiegò che era sorda. Per tutto il tempo aveva creduto che la stessero incoraggiando. Autore anonimo.

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